Colorati, brillanti, a tratti folli, i vetri Memphis si configurano come vere e proprie opere d’arte dalla carica fortemente espressiva e creativa.
Dietro a un oggetto di vetro Memphis si nascondono molte storie. Si cela il mondo di Murano – quello del vetro lavorato a mano con le tradizionali tecniche di soffiatura a bocca libera e a stampo dagli abili maestri vetrai – connesso alla magia del “fare il vetro” che viene reinterpretata in maniera innovativa dai designer di Memphis che sperimentano, in maniera non ortodossa, con il materiale introducendo l’uso di tecniche nuove come quella dell’incollaggio chimico. Rendendo queste sculture dei veri e propri oggetti di culto apprezzati da appassionati collezionisti, studiosi e designer di tutto il mondo.
Le forme disegnate da Sottsass, De Lucchi e Marco Zanini hanno dei contenuti di innovazione tecnica decisamente innovativi per quegli anni con le forme ardite e colori dal forte impatto visivo. Fin dalle prime produzioni del 1982 fu evidente che le geometrie articolate dei vetri proposte da Memphis non potessero essere lavorate e assemblate con le tradizionali tecniche di formatura a caldo per via dell’alto costo della manodopera necessaria. Per questo fu necessario trovare una soluzione alternativa, utilizzando una colla trasparente che servì a creare i legami e giunti a “freddo” per consolidare le piccole architetture di vetro. La gamma cromatica si arricchisce ulteriormente nel 1986 con la seconda collezione: la compenetrazione delle forme diventa funzionale a ottenere diverse trasparenze. La ricerca si concentra molto sulle finiture di ogni oggetto in vetro e sperimentando soluzioni quali la finitura trasparente e opaca con innumerevoli varianti di colore.
Nuovi “idoli domestici”, oggetti magici, i vetri Memphis con le loro forme spesso antropomorfe si divertono porgendoci enigmi.